Le visioni di Onorio Bravi

Le visioni di Onorio Bravi

Mostra al Museo Ugonia dal 24 marzo al 19 maggio 2019.

La carica visionaria di Onorio Bravi affonda nel grande filone espressionista e neo-espressionista e risulta potente ed evidente.
Una visionarietà, quella di Onorio Bravi, che ha i suoi fondamenti, consci o inconsci, in una tradizione figurativa padana che la critica ha voluto far iniziare addirittura con Wiligelmo e Vitale da Bologna – si ricordi l’inedito avvitamento del collo del cavallo di San Giorgio nell’atto di uccidere il drago – per tesserne i fili fino ai giorni nostri con risultati diversi: da Ligabue a Mattia Moreni e agli “ultimi naturalisti” teorizzati da Francesco Arcangeli.
In questi esempi la passione di sogno invade tele dove i confini dell’immaginazione vanno a coincidere con quelli della realtà senza tuttavia mai esserne condizionati. Una commistione di realtà concreta e realtà onirica talmente stretta e inestricabile da rendere il confine tra le due sfere a dir poco labilissimo. Anche in Bravi gli strati onirici e subcoscienti appaiono come i veri e propri fondamenti dell’esperienza umana e fonte inesauribile del linguaggio più autentico della coscienza. Con case strappate, alberi evanescenti e paesaggi senza soluzione di continuità tra cielo e terra, Bravi dà voce all’inesprimibile e all’ineffabile con un linguaggio vivo, penetrante, attento allo spazio interiore e, anche, mercuriale.
Sappiamo bene che dopo la psicanalisi freudiana e l’Ulisse di James Joyce la cosa più importante in arte non è il cosa si scrive o si rappresenta ma il come. Erede di questa tradizione moderna, Bravi potrebbe a buon diritto affiggere sul retro di ogni sua opera la frase di Federico Fellini: “L’unico vero realista è il visionario”. Ed era stato detto da uno che con il neorealismo del primo dopoguerra aveva avuto forti compromissioni.
Non c’è opera di Bravi che non aliti dubbi di fronte a quella preda sfuggente che è il reale. Segreti, un qualcosa di inaspettato, quello che non si sospetta di vedere, il breve lasso di tempo in cui ogni cosa è perfetta, la ricerca di un momento, l’istante memorabile, un qualcosa da afferrare e preservare e l’intersezione tra vita quotidiana e teatralità, tra ordinario e meraviglioso, sono, in fondo, i suoi veri soggetti. Presenze emergono dal buio grazie alle luci orientate su di loro e, anche solo per un attimo, esse appaiono intatte e, se pur banali e quotidiane, sconosciute e interrogative.
Il paese di Brisighella, che si trova sulla strada che da Faenza conduce a Marradi, è il soggetto anche delle opere del catalogo dedicato alla mostra e chi meglio di Dino Campana – il poeta dalle ricche e forti immagini in cui si amalgamano colori, sogni e trasalimenti che danno luogo a scenografie dai potenti bagliori –  potrebbe chiudere un testo su Onorio Bravi, artista visivo e visionario? Basta leggere alcuni passi dell’incipit dei Canti Orfici per scoprire affinità ideali tra il pittore e colui che sigillò la Romagna nella felice frase “La vita ha qui un forte senso naturalistico. Come in Spagna. Felicità di vivere in un paese senza filosofia”.
Campana: “ Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sulla sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee”. Ancora: “Una piazzetta deserta, casupole schiacciate, finestre mute: a lato in un balenìo enorme la torre, otticuspide rossa impenetrabile arida. Una fontana del cinquecento taceva inaridita” e “ Ero sotto l’ombra dei portici stillata di goccie e goccie di luce sanguigna ne la nebbia di una notte di dicembre. A un tratto una porta si è aperta in uno sfarzo di luce”.
Di questa dimensione in cui “del tempo fu sospeso il corso”, Bravi è certamente altra e nuova testimonianza ma al fuoco dei suoi accesi toni rossastri, come in un incandescente crogiolo, vengono parimenti riplasmate in visioni le stesse vedute che, secondo il poeta, “anni ed anni ed anni fondevano nella dolcezza trionfale del ricordo”.

Franco Bertoni, direttore artistico Museo Ugonia

Inaugurazione della mostra sabato 23 marzo ore 18,00

 

Onorio Bravi è nato a Portico di Romagna(Forlì) nel 1955. Attualmente vive ed opera a San Zaccaria (Ravenna). Si avvicina all’arte nella seconda metà degli anni ’70. In seguito si diploma all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, in Pittura. I suoi interessi fin dall’inizio abbracciano numerosi campi: pittura, scultura, scenografia, mosaico ed incisione, quest’ultima praticata con molta assiduità. Conta all’attivo oltre 400 lastre. Per il Comune di Ravenna ha condotto, negli anni Novanta, corsi di incisione, disegno e  pittura. Sue opere grafiche sono conservate nel Repertorio degli Incisori Italiani del Gabinetto Stampe Antiche e Moderne “Le Cappuccine” di Bagnacavallo (RA) e presso la Biblioteca Nacional di Madrid, Ministero De Educacion Y Cultura, sala Goya. Particolarmente significativo per la sua formazione è stato il periodo trascorso in Algeria, nella prima metà degli anni Ottanta, per quelle tracce di sapore “etnico” e per le commistioni del bacino del Mediterraneo evidenti nei suoi lavori. Ha esposto, su invito, in numerose rassegne personali e collettive. Sue opere sono presenti in musei; collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Sito web: www.onoriobravi.eu

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